#Storie di Coaching. Una scelta personale difficile. Storia di Vittoria.

D: le scelte difficili sono frequenti nel lavoro di #Coaching? Si va dalla Coach quando si deve decidere o quando non si sa cosa scegliere fra diverse opzioni?

ANNARITA: In entrambi i casi, direi. Spessissimo le persone sanno bene cosa fare, solo che non pensano di riuscirci. Oppure sanno cosa fare, ma hanno bisogno di trovare una persona esterna a cui dirlo, a cui confessare la paura che questo suscita in loro, per poi superarla e ridimensionarla.

20150711110059532D: si parla di problemi a scegliere, ma a volte non è facile districarsi fra mille responsabilità e conseguenze possibili. Le aspettative degli altri nei nostri confronti può essere davvero pesanti, non trovi?

ANNARITA: sì, questo è un aspetto che spesso è necessario toccare, per uscire dal blocco. Mi viene in mente la storia di Vittoria a questo proposito. Vittoria è una signora che ha da poco superato i 55 anni. Mi colpisce immediatamente per la grande pacatezza con la quale parla della sua vita, per nulla facile. Fin da piccola aveva dovuto assumersi responsabilità non adeguate per la sua età. I genitori erano in difficoltà, lei era la più grande fra i suoi fratelli…è stato tutto sommato semplice lasciare che il suo naturale talento nella cura e la sua attenzione per gli altri diventasse un dovere scontato, una specie di missione di vita. Genitori, fratelli più piccoli che si appoggiano a lei;  poi il fidanzato prima  e marito poi , che le chiede di lasciare gli studi per dargli una mano nell’attività commerciale che aveva avviato. I figli, due, che sono pieni di bisogni, ovvio, ma che crescendo continuano ad appoggiarsi molto a lei, aspettandosi disponibilità e tempo in modo incondizionato. Insomma una parte pesante, dove i suoi spazi sono sempre meno e soprattutto dove la sua stessa famiglia nel tempo smette di “vederla”, ma la da per scontata.

D: una specie di ruolo sociale, che Vittoria impersona alla perfezione.

ANNARITA: sì, un ruolo – certo basato su di un talento, l’intelligenza sociale – che le permette di trattare facilmente con le persone, ma nel tempo lo spazio per sé si era perduto. Gli altri contano più di tutto; gli obiettivi personali si trasformano in obiettivi di terzi. Sono soddisfatta di me solo e nella misura in cui riesco a fare felici gli altri, a semplificare la loro vita, a renderli più sereni.

D: cosa c’è di male? Sembra una cosa buona; Vittoria ha cura della sua famiglia; una buona figlia, sorella, moglie, madre. In fondo li ama; perché questo non va bene?

ANNARITA: amare si declina in tre dimensioni. Amare, Amarsi e Farsi amare. Vittoria si era allenata tutta la vita nella prima dimensione: Amare. Aveva pensato di poter Farsi amare mettendo le esigenze degli altri al primo posto. Si era completamente dimenticata di  Amarsi. L’amore nella sua totalità passa dal rispetto, ma non avremo il rispetto degli  altri se noi per prime non rispettiamo i nostri obiettivi, le nostre passioni, i nostri sogni. I nostri confini e la nostra identità sono una nostra responsabilità.

D: che scelta doveva fare Vittoria?

Empatia sana

ANNARITA: la più difficile per una donna come lei, quella di darsi spazio e di avere fiducia in se stessa. Sentiva di avere diritto ad altro, ma non sapeva bene cosa. O meglio lo sapeva, ma non aveva il coraggio di ammetterlo. Nel tempo aveva maturato delle competenze che voleva mettere a frutto, sganciandosi dall’attività di famiglia e intraprendendo una sua carriera professionale. E poi voleva che i figli uscissero di casa, si rendessero indipendenti. Due figli di quasi trent’anni…sono un lavoro a tempo pieno se non dai delle regole di convivenza. Vittoria era in quell’età in cui inizi a fare dei bilanci e quello che vedeva non le piaceva. Soprattutto voleva trovare il coraggio per cambiare le abitudini maturate nel tempo che la portavano naturalmente ad assecondare le richieste del marito e dei figli, rinunciando in modo sistematico alle proprie.

D: come hai lavorato con Vittoria?

ANNARITA: innanzitutto tenendo conto della sua grande sensibilità. Ha una grande capacità di tollerare frustrazioni e non era in contatto con la  sua rabbia ed il suo dolore. Occorreva metterla di fronte all’intensità della sua rinuncia, per farla rendere conto di quanto le facesse male, in realtà. Il primo periodo abbiamo lavorato solo sulla consapevolezza emotiva, puro Coaching emotivo insomma.

D: ci sono altri strumenti, oltre al modello di intervento di Coaching, che si possono utilizzare?

ANNARITA: sì certo!Utilizzo come base il Profilo emotivo del modello 6Seconds; tengo sempre a precisare però che ogni report va sempre, sempre, accompagnato da una grande attività di ascolto perchè le informazioni devono essere comprese e riportate alla situazione specifica della persona.

D: ed ora? Vittoria come sta?

ANNARITA: mi ha appena comunicato che intende fare un calendario per i nostri incontri, che copra i prossimi 6 mesi ma che non vada in contrasto con gli impegni che si sta prendendo per sè. Mi pare un ottimo segnale!

 

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