Il #cambiamento e il ruolo della #lentezza

In quel di Colorno, in questo week-end si sta svolgendo il Festival della #Lentezza. Tre giorni di performance, speech, eventi che hanno come linea guida l’importanza di recuperare la dimensione della lentezza nella vita quotidiana. Il gusto di assaporare, di godersi il momento, anche di celebrare e dare spazio alle cose che nella frenesia dei doveri e dei ritmi quotidiani mettiamo da parte.

Relazioni, passioni, amicizie, affetti, curiosità ed intelligenze che faticano a trovare una loro collocazione nei nostri giorni sempre più pressati da mille impegni.


 

Riflettendo su questo mi sono resa conto di quanto il recupero della lentezza sia indispensabile proprio nei momenti di maggior carico ed anche  nelle emergenze. Se è urgente, rallenta. Lo dico spesso, proprio in azienda.

Sembra un paradosso, ma in realtà spesso l’ansia di agire, subito, intervenire è la causa di errori anche gravi. La capacità di fermarci e pensare a quanto stiamo facendo, alla validità di certe decisioni è una competenza sempre più importante proprio perchè siamo saturi di stimoli e di richieste,oltre che bombardamenti di informazioni di ogni tipo.

Nelle organizzazioni la capacità di fermarsi e pensare, è dote pure lì sempre più rara. “Fermarci?? Con tutto quello che abbiamo da fare!” mi sento dire.

Ed è proprio lì che inizia il mio lavoro, paziente, lento a volte. Lavoro che illumina gli errori che la fretta di agire fa commettere, mette in luce le paure che non ci fanno fermare a pensare ed esaminare, a raccogliere i dati (meglio non avere la conferma di quanto temiamo…se non siamo sicuri possiamo continuare ad illudere noi stessi che non è necessario agire. La fretta quindi anche come alibi per non intervenire, per non cambiare).

Lavoro che chiarisce cosa è importante e cosa no, che tipo di valore sviluppa quella attività e che porta le persone e le organizzazioni a comprendere meglio che in un mondo in cui tutto è cambiato, la capacità di pensare in modo intelligente è diventata ancora più fondamentale.

Perchè il pensiero profondo, intelligente, strategico è un pensiero lento. Viene equiparato ad un lavoro fisico faticoso, l’attivazione fisiologica è molto simile. Pensare profondamente, insomma costa fatica.

Soprattutto penso che il pensiero lento debba essere recuperato come valore, in un mondo dove tutto sfugge velocemente e dove tutti noi abbiamo la tentazione, a volte, di parlare in fretta di tutto, di dare un’opinione, un giudizio immediato, senza appello.

La #lentezza ci consente allora di mettere la giusta distanza fra un fatto e l’opinione che abbiamo di quel fatto, fra una emozione e la nostra reazione, fra un problema e strategia per risolverlo.

#lentezza quindi come strumento evoluto di gestione della complessità. Educhiamoci allora ad usare anche la lentezza come criterio di azione.

 

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