DAD, FAD, E-learning. La trilogia dell’apprendimento al tempo del COVID-19

Come docente e consulente, ho navigato in questi mesi di blocco (ed ora di semi-blocco) fra dinamiche formative che sono cambiate in modo repentino, aule e clienti che si sono adattati senza grossi problemi o al contrario che hanno completamente rifiutato di utilizzare altri mezzi per proseguire il loro percorso. Non ho mai smesso di fare formazione anche perchè già da prima utilizzavo ove possibile tutti gli strumenti dell’E-learning. Piattaforme Moodle, Video corsi, webinar, piattaforme integrate… si è trattato solo di accompagnare chi invece non aveva mai ( o quasi) fatto questa esperienza (o si era limitato ai corsi FAD sulla sicurezza, ad esempio).

Comprendo sia le opportunità legate all’utilizzo di strumenti digitali che quelle legate al contatto in sincrono ed in presenza. E’ di fatto concettualmente sbagliato paragonare tra loro due dimensioni che sono così diverse, così come è una perdita di valore pensare che le quattro  dimensioni in gioco (presenza e distanza, sincrono ed asincrono) non si debbano e possano integrare.

La dimensione della presenza e del sincrono rimanda alla classica situazione di aula formativa o anche di consulenza individuale, svolta in un luogo fisico condiviso.

La dimensione della distanza e del sincrono rimanda alla forma meno classica, anche se molto utilizzata in questo periodo, del webinar, della conferenza on line, sia per fini informativi (riunioni ad esempio) che formativi (corsi di formazione e seminari).

La dimensione della distanza e dell’asincrono, rimanda al classico corso in FAD (es. Sicurezza di base) da svolgersi in totale autonomia, quando si vuole, magari entro un lasso di tempo determinato.

La dimensione della presenza e dell’asincrono, rimanda ai percorsi di apprendimento, dove il docente traccia la rotta e propone quindi un percorso, sentiero che i discenti seguono in gruppi ed in autonomia, ma senza la presenza immediata del docente. I learning path sono la dimensione più articolata e complessa, a mio avviso, della formazione a distanza, ovvero svolta con mezzi e strumenti digitali.

Non parlo ovviamente solo di piattaforme, ma anche di ambienti moodle, di app, di social utilizzati come strumenti attivi di formazione, anche rispetto ai contenuti e non solo per la costruzione di relazioni con il gruppo.

Si tratta quindi di  Ripensare l’apprendimento in modo radicale.

Per chi si occupa di apprendimento è una sfida che non può essere persa: il problema NON è l’utilizzo del mezzo, così come sembrerebbe da molte delle discussioni on line sull’utilizzo di tool digitali come le piattaforme.

Si tratta  piuttosto della necessità di rivedere in modo radicale il modo di progettare la formazione, il modo di valutare la formazione e ripensare contestualmente il ruolo del docente. 

Sono competenze che non si inventano dall’oggi al domani. Con il team dei docenti dell’Università di Firenze ho iniziato a sviluppare nel 2014 la passione per l’apprendimento a distanza e l’e-learning. Se il mondo è indubbiamente già un po’ cambiato, molte delle basi fondamentali dei processi di apprendimento sono rimaste le stesse. Strumenti, modelli ed architetture di apprendimento sono necessari per poter offrire un prodotto di qualità a chi richiede un percorso formativo.

Ripensare al valutazione sarà poi una logica conseguenza del cambiamento della progettazione. Mettere a disposizione modalità di valutazione e modelli di valutazione che tengano conto dei nuovi ambienti e delle sfide graduali verso un riappropriarsi della conoscenza da parte delle persone che seguono.

Ripensare la relazione, perchè il docente dovrà  anche garantire il coinvolgimento dei corsisti, le modalità di interazione a distanza, la capacità di sviluppare un identità di gruppo anche se non in presenza. Il docente/la docente dovranno saper lavorare bene anche in back non solo in front, con una attività di back che si può presumere prenderà maggiore spazio rispetto ad ora e che dovrà essere considerata nell’incarico professionale.

La nuova didattica obbliga i docenti a lavorare su contenuti presentati in modo diverso, organizzati in modo differente e legati ad esperienze totalmente differenti rispetto alla presenza. Il mio auspicio è che la forma a distanza venga integrata in futuro in modo massiccio con la forma in presenza, creando percorsi blended di alto livello. Oltre ad un ovvio risparmio di tempo e di costi di trasferimenti (con relativo altissimo impatto sull’inquinamento e la congestione del traffico ad esempio) questa modalità  offre l’occasione di sviluppare processi riflessivi, di graduale autonomia e responsabilizzazione rispetto ai propri progressi.

Less is more, si potrebbe dire. Meno presenza, più intensa e focalizzata; più distanza, più progettata e integrata. Vedremo cosa succederà.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fonte: https://www.avvenire.it/economia/pagine/il-manifesto-didattica-a-distanza-ecco-i-punti-chiave

 

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