Chi sa obbedire sa anche comandare

In questi giorni abbiamo assistito a diversi eventi in cui una gran parte della  popolazione ha dimostrato di non essere in grado di attenersi alle indicazioni che da più parti venivano raccomandate.

Esodi biblici, gruppi dipendenti dagli spritz, stakanovisti delle serate al ristorante e in discoteca, parrebbe che l’Italia sia un paese composto da un gran numero di persone che, forti della loro libertà intellettuale e del loro pensiero critico, si ergono fieramente contro:

  • lo strapotere delle lobby del farmaco, che senz’altro ha tutto l’interesse a scatenare la corsa al vaccino.
  • lo strapotere dello Stato che vìola la loro liberta sacrosanta all’autoderminazione ed alla liberta individuale.
  • lo strapotere della scienza che diciamolo, non comunica mai nulla di positivo, con questi toni da apocalisse.

Sembrerebbe quindi che NON seguire, NON obbedire, sia inquivocabilmente segno di autonomia, di indipendenza, di leadership. Non seguo ciò che mi viene detto, allora significa che sono in grado di comandare, perchè non mi faccio convincere, perchè faccio quello che penso senza lasciarmi condizionare, perchè sono in grado di stare “fuori dal coro”.

Il tutto credo nasca anche dalla cultura dell’individuo tipica del pensiero occidentale, che a tratti è scaduta  verso l’individualismo privo di scrupoli e privo di senso della comunità.

Si intende quindi la cura del sè, la consapevolezza di sè, la responsabilità individuale come staccata dalla cura dell’altro, dalla consapevolezza dell’altro, dalla responsabilità dell’altro.

Come se l’IO avesse un valore maggiore rispetto al NOI, mentre le due dimensioni sono legate a doppio filo: l’una non esiste se non con l’altra.

Ci si dimentica con grande facilità poi che le dimensioni del NOI, sono molto più ampie rispetto al NOI ristretto a cui siamo abituati a pensare: ossia la coppia, la famiglia, il cerchio ristretto delle amicizie.

Per NOI si intende comunità umana, che mai come ora sappiamo in modo chiaro che  è connessa e le cui sorti sono tutte legate. Ci si dimentica quindi con grande facilità delle responsabilità verso gli altri in generale, verso quel noi indistinto a cui apparteniamo, che invochiamo a gran voce in caso di bisogno, ma che tuttosommato ci infastidisce quando l’appartenere richiede un minimo di sacrificio.

Così pensiamo che essere autonomi sia essere egosti, irresponsabili, incapaci di obbedire. Obbedire al contrario è un prerequisito per comandare; chi non sa obbedire, non comanda, neppure se stesso.

Chiunque abbia guidato sa che obbedire è una capacità necessaria. Chi si pone immancabilmente come contro, non avrà mai le doti necessarie per sviluppare una buona leadership: senso di responsabilità, lungimiranza, coraggio, cura degli altri.

Chi guida  sa porsi anche al servizio, sa affrontare sacrifici, sa mettere l’IO al servizio del NOI e non viceversa. Altrimenti è una leadership malata, una leadership narcisistica, una leadership fondata su un insopprimibile bisogno di dire: IO. Solo IO.

Ad obbedire ci vuole maturità, ci vuole carattere, ci vuole capacità di leggere l’importanza del proprio ruolo e autostima sufficiente per non aver bisogno di stare fuori, di rivendicare sempre una posizione disalinneata.

Bisogna avere un senso di identità forte per stare in una decisione presa  perchè necessaria, perchè risponde a delle regole, perchè risponde ad interessi che non sono solo i nostri, ma quelli di una comunità, di un gruppo, di un sistema umano. Bisogna avere, come si diceva una volta, carattere.

Altrimenti è tutta una fake, un cinema come direbbe la mia amica Silvia, che di cinema esistenziali se ne intende.

Ora questa capacità di stare anche nel sacrificio pare perduta, una dote sempre meno presente che ha lasciato il posto all’edonismo immediato: poco ora è meglio che tanto più avanti.

Penso a me, cosa mi costa? Poco. Gli altri sono un soggetto indefinito, le esperienze degli altri, se diverse dalle mie, sono da ignorare o quantomeno da svilire, riducendole a casi sporadici che non ci riguardano.

Tutti gli ISMI – dice il sommo Barbero – sono da temere: populismo, qualunquismo, integralismo, razzismo, negazionismo, fan parte insomma della stessa famiglia.

La famiglia del ragionamento veloce, dello short think  o per dirla in modo meno elegante del jank food mentale che tanto ci piace.  Frasi ad effetto, il menefrego di turno, l’insulto, l’accusa e la generalizzazione ci fanno stare bene perchè di fanno sentire meglio degli altri non importa se a torto o a ragione, non importa neppure chi sono gli altri.

Va da sè che la leadership che si sviluppa in questo modello mentale non può avere cura degli altri e neppure tendere allo sviluppo di un obiettivo comune, ma punterà al proprio immediato interesse, a scapito di tutto il resto.

Guardatevi quindi dai e dalle Leader che si comportano da irresponsabili, che amano la semplificazioni, che rifiutano di obbedire: manca loro la disciplina ed il carattere per affrontare le tempeste.

 

 

 

 

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