Abbiamo ancora bisogno di Coaching? Direi di sì!

Nell’articolo seguente si riporta il caso di uno scandalo che ha colpito Yelp, dove una impiegata ha pubblicamente denunciato le condizioni di vita a San Francisco, cosa che le impedirebbe di seguire i sogni che coltivava fin da ragazza.
La riflessione che segue, riguarda i Millenials, ovvero i giovani nati tra gli anni 80 ed il 2000 e sulla preparazione al lavoro ed alla vita. Facendo gli opportuni distinguo fra la cultura e situazione americana e quella italiana, direi che diversi aspetti si possono condividere.
https://www.linkedin.com/pulse/yelps-employee-scandal-why-companies-should-offer-career-o-donnell
Il Coach in azienda può affrontare temi e difficoltà che non possono essere gestiti in modo corretto dai responsabili, manager o apicali di riferimento, proprio per la natura dei ruoli e della relazione che lega capo a sottoposto.
Per questo l’inserimento di un terzo neutrale, con il compito di accompagnare lo sviluppo, restituire un senso più ampio a ciò che accade, riportando una esperienza che non si riferisce ad un unico contesto professionale, ma ad una conoscenza ampia dei ruoli e del mondo del lavoro che spesso fa la differenza.
Sblocca le situazioni, diminuisce il senso di frustrazione o insoddisfazione, sviluppa nuove modalità e aiuta ad individuare nuove soluzioni.
Il Coaching è un valore che può essere messo nel pacchetto welfare di aziende, grandi o piccole che siano, perché il ROI è rappresentato dalla diminuzione dei contenziosi interni, degli atteggiamenti di boicottaggio che ne conseguono e da un generale miglioramento del clima.
Leggi alcune esperienze di Coaching per capire meglio di cosa si tratta e come si sentono le persone dopo un percorso di sviluppo.
Non vale forse la pena?

